RC Auto: serve autorita’ di controllo

“L’amplissimo divario” fra i livelli delle tariffe Rc auto “prevalenti in Italia e quelli molto più bassi di altri paesi” Ue è un fenomeno che “sta assumendo una connotazione di ingiustizia grave”. Lo afferma il presidente dell’Ivass Salvatore Rossi nella Relazione, aggiungendo che “le tariffe possono e debbono scendere”. Il presidente dell’Ivass ha spiegato il fenomeno dell’elevato livello delle tariffe Rc auto “sta assumendo una connotazione di ingiustizia grave nella fase di difficoltà in cui molte famiglie italiane versano per effetto della crisi che investe il Paese. Ne è un pericoloso segnale – ha aggiunto – il numero crescente di veicoli che circolano sprovvisti di assicurazione”. “Nell’interesse dei consumatori onesti e dell’intero sistema é necessario individuare soluzioni rapide e durature”, ha sottolineato Rossi indicando che le tariffe “possono e devono scendere, senza pregiudicare la solvibilità delle compagnie, se vengono messi in campo gli opportuni presidi. L’Ivass – ha aggiunto – si adopererà perché questo obiettivo si realizzi”. Rossi ha spiegato che le misure introdotte lo scorso anno dai decreti ‘liberalizzazioni’ e ‘sviluppo bis’ “già consentono progressi” e l’Ivass “sta redigendo i numerosi regolamenti attuativi, sta collaborando con i Ministeri competenti a predisporne altri, sta realizzando le previste infrastrutture tecnologiche. Dobbiamo procedere speditamente, pur con la limitazione delle risorse imposta dalla legge”. L’Ivass intende avviare con l’Antitrust una “iniziativa comune” in tema di tariffe Rc Auto, ha aggiunto Rossi, precisando che lui stesso tornerà “più diffusamente” a parlarne in occasione dell’Assemblea annuale dell’Ania del 2 luglio prossimo, dando conto anche di questa iniziativa A pesare sugli alti livelli dell’Rc auto in Italia “vi possono essere scarca concorrenza; inefficienze delle imprese, anche nella liquidazione dei sinistri; costi indebiti legati a comportamenti fraudolenti degli assicurati nel richiedere indennizzi sui sinistri, talvolta con l’intervento della criminalità organizzata”. E “quest’ultima patologia produce forti distorisioni del mercato, acute in alcune aree del Mezzogionro”. CONSUMATORI – “Finalmente anche l’Ivass si accorge di come le tariffe rc auto rappresentino un ‘flagello’ per gli assicurati italiani”. Così il Codacons commenta le dichiarazioni del presidente dell’Ivass Salvatore Rossi, che ha parlato oggi di “ingiustizia grave” riferendosi al divario tra le tariffe praticate in Italia e all’estero. “In Italia non solo i costi delle polizze rc auto sono i più alti d’Europa – aggiunge il Codacons – ma i rincari che hanno colpito negli ultimi anni le tariffe sono i più elevati del mondo, raggiungendo in meno di 20 anni quota +250%. Se da un lato cresce il divario tra il nostro paese e il resto del mondo, dall’altro si verifica un altro fenomeno altamente dannoso per gli automobilisti: aumentano le differenze tra Nord e Sud Italia, con i cittadini residenti nelle città del mezzogiorno costretti a subire tariffe stellari e aumenti annui a due cifre. Basti pensare che un neopatentato residente nel sud può arrivare a pagare una polizza rc auto fino ad 8.000 euro in più rispetto ad un neopatentato che vive al nord”, conclude il Codacons. Negli ultimi 18 anni (1994-2012), i costi medi delle tariffe rc auto sono più che triplicati, passando da 391 euro del a 1.350 euro. Anche per il 2013, nonostante il crollo del mercato automobilistico e dell’utilizzo dell’auto, sono previsti ulteriori rincari di 35 euro che faranno salire il costo di una polizza per una media cilindrata (max. 1.800 c.c.) a quota 1.385 euro. E’ quanto calcolano Adusbef e Federconsumatori, giudicando “positiva” l’iniziativa comune Ivass-Antitrust. Quella dell’rc auto, proseguono, è infatti “una situazione insostenibile, che non ha pari in Europa”. Ma il divario non interessa solo il confronto tra l’Italia e gli altri paesi europei: “negli ultimi anni si è fatta sempre più marcata la differenza tra i costi dell’rc auto al Nord ed al Sud Italia, aggravata dall’atteggiamento al limite della legalità adottato da molte compagnie che, soprattutto al Sud, operano disdette strumentali, per poi riproporre una nuova polizza con prezzi elevatissimi (nel migliore dei casi con un aggravio del 50%). Un comportamento che – concludono – si configura in piena violazione della legge dell’obbligo a contrarre”.

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