Enzo Bianco è il nuovo sindaco di Catania. L’ex senatore del Pd ha ottenuto il 50,64% delle preferenze

Enzo Bianco è il nuovo sindaco di Catania. L’ex senatore del Pd ha ottenuto il 50,64% delle preferenze. Un dato che, quando manca una sola sezione da scrutinare, lo rende matematicamente eletto. Il candidato del centrodestra, e sindaco uscente, Raffaele Stancanelli, ha ottenuto il 36,63% dei voti. Lo scrutinio è stato ultimato, e lo spoglio di 335 sezioni su 335, ha confermato il dato del 50,62% dei voti per Enzo Bianco che ha ottenuto 44.537 preferenze. Il candidato del centrodestra, e sindaco uscente, Raffaele Stancanelli, ha avuto 32.218 voti, attestandosi al 36,62%. Seguono il docente universitario Maurizio Caserta con 6.476 (7,36%), Lidia Adorno del M5s con 2.989 (3,40%), lo studente universitario Matteo Ianniti con 1.393 (1,58%) e l’ingegnere Tuccio D’Urso con 378 (0,43%). “Io sono il sindaco della ‘Primavera’ e il ballottaggio si sarebbe svolto in estate…”. Usa una battuta Enzo Bianco per festeggiare la sua rielezione a sindaco di Catania, carica che ha rivestito dal 1993 al 2000. “E’ la quinta volta che vengo eletto sindaco di Catania – ha ricordato l’ex senatore del Pd candidato del centrosinistra – una città che con questo voto ha detto chiaramente che vuol tornare a essere grande, uscendo da tredici anni di pessima amministrazione”. Bianco incontrerà i giornalisti alle 17 a CasaCatania, e poi farà “un grande giro in tutti i quartieri della città”. “Attrezzatevi – ha invitato – con moto, scooter e biciclette, con indosso il nostro casco, segno di legalità e di sicurezza, gireremo tutti i quartieri di Catania, da Librino a San Giovanni Galermo, per festeggiare questa vittoria della città. Catania ce l’ha fatta!”. MESSINA A BALLOTTAGGIO, CANDIDATO PD SI FERMA A 49,9 – Nessun candidato a sindaco a Messina ha raggiunto il 50,1%, ci sarà dunque il ballottaggio tra 13 giorni tra il candidato del Centrosinistra Felice Calabrò che si ferma al 49,94% e Renato Accorinti che raggiunge il 23,88%. Calabrò ex capogruppo al Comune del Pd era appoggiato oltre che dal Partito Democratico anche da Udc, Megafono, Sel, Democratici Riformisti e alcune liste civiche. Non è arrivato a vincere al primo turno per pochi voti. La sorpresa delle elezioni è stato Accorinti appoggiato solo dalla sua lista civica che portava il suo nome e da Rifondazione, Verdi e Italia dei valori. In città è conosciuto per le sue battaglie contro la realizzazione del Ponte sullo stretto. Ha avuto più voti del candidato del Centrodestra il deputato del Pdl Vincenzo Garofalo che si è attestato al 18,49%. Garofalo era appoggiato da Pdl, Fratelli D’italia, La Destra, Grande Sud e alcune liste civiche. Una grande debacle elettorale se si considera che la città è quasi sempre stata guidata dal centrodestra. Male è andata al M5s che con la loro candidata Maria Cristina Saija non vanno oltre il 2,87% percento così come il candidato di Nuova alleanza movimento nato dagli ex An Gianfranco Scoglio che non raggiunge nemmeno il 3% fermandosi al 2,87% e Alessandro Tinaglia del movimento Reset che si attesta all’1,95 %. L’affluenza è stata del 70,22%. IN SICILIA CROLLO CONSENSI M5S, PERSI MIGLIAIA VOTI – Questa volta gli strali di Beppe Grillo non hanno fatto presa in Sicilia. Anzi, il M5s brucia migliaia di consensi a distanza di appena 8 mesi dal boom elettorale delle regionali, quando superò il 18%, affermandosi come primo partito nell’isola. Ormai è certa la sconfitta dei grillini in 3 delle 4 grandi città al voto. Le liste dei pentastellati non superano la quota di sbarramento del 5% a Catania, Messina e Siracusa. Meglio a Ragusa, dove la lista con il 9,62% ed entra in consiglio. MARINO SI RIPRENDE ROMA. ALEMANNO, PERSO MA E’COLPA MIA CROLLA AFFLUENZA MA CHIRURGO VINCE IN OGNI ZONA DELLA CAPITALE La riconquista di Roma ha il volto sommesso e schivo del ‘marziano’ Ignazio Marino. “UN secchione”, come lo chiama la figlia, che ha generato una valanga di consensi a cascata in tutte le zone della città. Un effetto Marino che ha travolto anche i feudi della destra. Mai un sindaco aveva fatto tanto. L'”irregolare” Marino, nato a Genova, vissuto a Palermo e Pittsburgh, ci è riuscito. Gianni Alemanno, dopo essersi battuto contro ogni sondaggio, riconosce l’onore delle armi al primo istant pool. Ma non cede. La sconfitta brucia di 28 punti di distacco: 64% contro 36%. Ma il voto patisce dell’astensionismo, ospite non gradito anche al primo turno: l’affluenza definitiva per l’elezione del sindaco si è attestata al 44,93% e crolla di ben otto punti percentuali rispetto allo scorso maggio (52,81%). Ad annunciare l’esito finale della sfida per il Campidoglio, esattamente come nel caso delle elezioni regionali, non è però il vincitore ma lo sconfitto, o meglio l’architetto della campagna elettorale di Alemanno, il senatore Andrea Augello. “Mi pare evidente che ha vinto Marino. Il tempo delle analisi verrà dopo e sarei cauto nell’archiviare la storia della destra a Roma: il mondo è più complicato di così”, dice. Dopo un’ora ad ammettere la sconfitta è lo stesso Alemanno: “Mi prendo io tutte le colpe: non siamo riusciti ad aggregare attorno a ciò che stavamo costruendo”. Francesco Storace col competitor Nicola Zingaretti fece la stessa cosa: riconobbe la sconfitta, sua, e la vittoria dell’altro. Anticipando il governatore. Gli avversari del sindaco uscente gongolano di “una vittoria mai vista”. “Mai era successo una cosa simile” – e vedono nel voto solo “il fallimento dell’amministrazione Alemanno” e il desiderio di voler voltare pagina dopo “cinque anni di decadenza”. Ma il sindaco uscente non sembra intenzionato ad arrendersi facilmente: “Si parla del de profundis del centrodestra – dice – Se ne parlò anche durante la prima sconfitta. Poi dopo ho vinto contro Rutelli. Abbiamo le energie per ripartire, non facciamo questo errore”. Intanto in casa del chirurgo dem si festeggia a ritmo di Bella Ciao. “Saniamo i saluti fascisti in Campidoglio di 5 anni fa”, dicono i sostenitori di Marino arrivati nella piazza di Michelangelo. Ma oggi in Campidoglio è tempo di ben altri saluti. Si fanno scatoloni, si versa qualche lacrima, si dice “potevamo capirlo, lo sapevamo”. Dalle parti di Marino è un’altra storia. “Voglio far rinascere Roma -dice il chirurgo- Spero che nei prossimi anni Roma possa essere orgogliosa di me. Sono tantissime le cose che devono essere fatte in questa città. La Capitale in cui credo é quella che premia il merito e che non si dimentica un solo istante di chi è rimasto un passo indietro”. E poi guarda già al domani: “Dobbiamo lavorare sulla base non delle ideologie ma delle idealità. Dobbiamo far sentire a tutti che ognuno di noi é cittadino di Roma. E questo lo faremo partendo dal decoro urbano, dal traffico, dall’emergenza casa, dal problema lavoro. Noi dobbiamo rilanciare l’arte, la cultura e l’archeologia. Non dobbiamo possedere quello che abbiamo ma valorizzarlo”. “Tutti dobbiamo collaborare, dobbiamo confrontarci con tutti, come 5 stelle, come il movimento di Alfio Marchini, anche col sindaco uscente”, aggiunge. Dal vincente Marino accorre il segretario del Pd Guglielmo Epifani, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Da Parigi il sindaco Bertrand Delanoe, ammiratore di Veltroni, palude alla fine di “una gestione reazionaria”. Marino dal palco fa un discorso quasi da taumaturgo: “Ce la faremo a riprenderci la storia di Roma, questa città tornerà a sognare, voglio tornare a rivedere le persone a sorridere”. Sa di avere una grande responsabilità, “e ci lavorerò 7 giorni su sette”. Da stasera ‘Daje’ non è più solo uno slogan.

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