Ultima congregazione generale prima del Conclave

I cardinali, elettori e non elettori, sono riuniti per la decima congregazione generale prima del conclave, che è cominciata poco dopo le 9,30. I porporati sono giunti alla spicciolata nell’aula nuova del sinodo, dove si svolge il dibattito e il confronto sulla situazione della Chiesa e si tenta di tracciare un possibile profilo del nuovo papa, dopo la rinuncia di Benedetto XVI. Nelle precedenti congregazioni, svoltesi da lunedì a sabato, a volte anche con sessioni pomeridiane, sono già intervenuti oltre cento porporati, soltanto pochi più di una volta. E da sabato c’era ancora una nutrita lista di iscritti a parlare. CONCLAVE, DA EXTRA OMNES A HABEMUS PAPAM – L’inizio vero e proprio del Conclave, dopo la messa “pro eligendo Pontifice” nella basilica di San Pietro, avverrà con la pronuncia dell'”extra omnes”, il “fuori tutti” dalla Cappella Sistina, che sarà solennemente pronunciato dal maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, monsignor Guido Marini. E’ la venticinquesima volta che il Conclave si svolge nella Sistina, nello scenario dei capolavori pittorici di Michelangelo. Le regole delle votazioni e del generale svolgimento del Conclave sono tutte contenute nella Costituzione Apostolica “Universi Dominici Gregis”, pubblicata nel 1996 da Giovanni Paolo II e aggiornata da Benedetto XVI con il Motu Proprio del 11 giugno 2007, e con quello più recente del 22 febbraio 2013. Per eleggere il Papa sarà necessaria una maggioranza qualificata di due terzi dei cardinali elettori, pari a 77 voti. Non varrà più, quindi, l’ipotesi della maggioranza semplice della metà più uno degli elettori. Dopo la 33/a o 34/a votazione, comunque, si passerà direttamente, e obbligatoriamente, al ballottaggio fra i due cardinali che avranno ricevuto il maggior numero di voti nell’ultimo scrutinio. Anche in questo caso, però, sarà sempre necessaria una maggioranza dei due terzi. I due cardinali rimasti in lizza, inoltre, non potranno partecipare attivamente al voto. Se per un candidato i voti raggiungono i due terzi dei votanti, l’elezione del Pontefice è canonicamente valida. A questo punto l’ultimo dell’ordine dei cardinali diaconi richiama il maestro delle Celebrazioni Liturgiche e il Segretario del Collegio Cardinalizio. Il decano o il vice decano oppure il primo cardinale dei cardinali vescovi si rivolge all’eletto dicendo: “Acceptasne electionem de te canonice factam in Summum Pontificem?” (Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?) e a risposta affermativa, soggiunge: “Quo nomine vis vocari?” (Come vuoi essere chiamato?), domanda a cui il neo-eletto risponderà con il nome pontificale. Dopo l’accettazione si bruciano le schede nella stufa, mentre un’altra stufa viene utilizzata per i fumogeni in modo che da piazza San Pietro possa vedersi la classica fumata bianca. Al termine del Conclave il nuovo Pontefice si ritira nella “stanza delle lacrime”, ovvero nella sacrestia della Cappella Sistina, per indossare per la prima volta i paramenti papali con i quali si presenterà in pubblico dalla Loggia delle benedizioni della Basilica di San Pietro. Il nome di tale luogo deriva dal fatto che – si presume – il Pontefice scoppi a piangere per la commozione e per il peso della responsabilità del ruolo che è chiamato a svolgere. Tradizionalmente, nella sacrestia sono presenti paramenti papali di tre diverse misure, che possono approssimativamente adattarsi alla taglia del nuovo eletto. Dopo la preghiera per il nuovo Pontefice, e l’ossequio dei cardinali, viene intonato il “Te Deum” che segna la fine del Conclave. L’annuncio dell’elezione vede il cardinale protodiacono, in questo caso il francese Jean-Louis Tauran, affacciarsi dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro e pronunciare l'”Habemus papam”. Quindi il nuovo Pontefice, preceduto dalla croce astile, impartirà la solenne benedizione “Urbi et Orbi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: