“VIE DI FUGA”: BACH INCONTRA IL JAZZ DI MAURIZIO GIAMMARCO

Magie Barocche a Palazzolo Acreide con l’Orchestra Jazz del Mediterraneo

Vie di Fuga: è già tutto nel titolo il senso dell’omaggio a Bach che Maurizio Giammarco, compositore e sassofonista tra i più blasonati del panorama jazz, ha inciso su commissione di “Magie Barocche”. Un disco che si fa ora performance dal vivo. L’appuntamento è per domenica 19 agosto alle ore 21, nella scenografica Piazza San Paolo di Palazzolo Acreide, quinta tappa della quarta edizione del festival, fondato e diretto dal musicologo Antonio Marcellino per valorizzare le città del Val di Noto dichiarate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Giunta al giro di boa della programmazione, la rassegna vivrà nel comune siracusano il suo momento più spettacolare. Ma Vie di Fuga non è solo il tanto atteso concerto dei fans di Maurizio Giammarco, che ha elaborato e farà ascoltare al suo affezionato pubblico del Val di Noto vari temi bachiani in un vero e proprio Bach Open Project, in collaborazione col trombonista Roberto Rossi e la big band Orchestra Jazz del Mediterraneo, compagine da sempre diretta da Nello Toscano, anch’egli familiare agli appassionati siciliani del jazz.

Vie di Fuga è soprattutto, come si è detto, l’omonima produzione discografica commissionata da Magie Barocche (la seconda incisione di questa IV edizione vedrà Rocco Filippini impegnato nelle Suites a Violoncello solo senza Basso, sempre di Bach). In scaletta la stessa successione dei brani contenuti nel CD edito dalla siciliana Anaglyphos: Regium Waltz, Sinfonia IX revisited, Diversi Canoni, Bach Gigabytes e Trio Sonata Jazz Adventures Part I, II, III, IV.

L’Orchestra Jazz del Mediterraneo, il cui organico è costituito per l’occasione da trombe, tromboni, sax (soprano, alto, tenore, baritono), clarinetto basso, flauto, pianoforte, contrabbasso e percussioni, interpreterà gli otto brani della durata complessiva di circa un’ora, coniugando in questa produzione il rigore della prassi musicale barocca, con la flessibilità e la flessuosità del moderno linguaggio jazzistico, attraverso le immancabili variazioni, improvvisazioni e rivisitazioni dei vari “canoni” del sommo Bach con il pianoforte solista di Sebi Burgio, gli assoli di Orazio Maugeri al sax e di Roberto Rossi al trombone in un crescente parossismo sonoro.

Sei degli otto brani di questo concerto si rifanno all’Offerta musicale di Bach, e includono una rielaborazione di tutte e quattro le parti della Trio Sonata, una combinazione di canoni avvedutamente ri-sincopati (Diversi Canoni) e una personale rielaborazione di Giammarco del tema originale di Federico II il Grande, re di Prussia (Regium Waltz). Diversamente, Sinfonia IX Revisited proviene da una delle 15 Sinfonie a tre voci, mentre Bach Gigabytes è un’improvvisazione dell’eccellente pianista Sebi Burgio su alcune cellule tematiche tratte dalle Suites Inglesi.

“Quando Antonio Marcellino mi ha proposto di immaginare per “Magie Barocche” possibili rielaborazioni di musiche bachiane per ensemble jazz, la mia prima reazione è stata: Bach? Non se ne parla proprio, non è il mio campo, e comunque la sua musica emana perfezione intoccabile. Ma perché no? In fondo Bach è l’emblema storico del “musicista per musicisti”: artista illuminato ma al contempo indefesso artigiano e scienziato musicale, immerso come nessun altro nell’investigazione categorica degli infiniti disegni architettonici del pensiero e del linguaggio musicale occidentale. Insomma, un compositore squisitamente speculativo e dunque una miniera di risorse. Ho trovato dunque terreno fertile in quella parte del repertorio bachiano di pura invenzione, e in particolare in quell’incredibile corpus di fughe e canoni denominato l’Offerta Musicale, che Bach produsse, a sua volta, partendo da un breve tema suggeritogli da Federico II, anch’egli musicista… così nasce Vie di Fuga. Queste divagazioni tangenziali di sapore jazzistico faranno magari rabbrividire qualche purista ma, ne sono sempre più convinto, trovano un’intima risonanza nella concezione modulare, e per questo destinata a una perenne modernità, dell’anima bachiana. Ad ascoltarle, il gran tedesco sarebbe il primo, io credo, a farsi una grossa risata”.

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