La crescita economica serve come l’aria, per fare respirare 28 milioni di italiani

La crescita economica serve come l’aria, per fare respirare 28 milioni di italiani – metà popolazione – dalla mancanza di lavoro. Disoccupazione e sottoccupazione gravano infatti non solo su chi le subisce direttamente, ma anche sui familiari. C’é ansia dunque nel compilare un’Agenda della crescita adeguata. E’ questo il quadro tracciato dal ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, intervenuto all’ultima giornata del Festival dell’economia di Trento. C’é però anche fiducia nelle parole del ministro che nel suo lungo intervento fa il punto sull’agenda della crescita, a tutto campo dalle infrastrutture, alla tobin tax alle rinnovabili. Passera si dice fiducioso nel fatto che “l’Italia non è quella del Dopoguerra. Non lo è a partire da welfare, infrastrutture, istruzione e capacità di stare nel mercato globale, in molti settori. Lo sforzo che serve quindi è minore”. La robustezza però con cui il Governo tecnico ha “evitato di scivolare verso la situazione greca non verrà meno – ha evidenziato -. Abbiamo fatto, chiedendo sacrifici, interventi forti su conti pubblici e evasione, a cui ha corrisposto il sostegno immediato di Parlamento e parti sociali. Segno di un Paese maturo, che ha impressionato all’estero forse più delle singole iniziative”. E l’euro “deve restare, con tutti dentro. L’Italia ha un ruolo importante in questo, grazie alla rinnovata credibilità guadagnata con l’azione del presidente del Consiglio, Mario Monti, per lavorare anche per regole comuni bancarie”. “Siamo in un’Europa – ha affermato Passera – in cui probabilmente 50 milioni di persone o sono disoccupate o sono sottoccupate. Moltiplicando per quattro parenti o persone che vivono insieme, diventa 200 milioni di persone. In Italia i problemi del lavoro toccano direttamente da 5 milioni a 7 milioni di persone. Ciò contando disoccupati, cassintegrati, inoccupati, cioé chi non cerca più lavoro, e sottoccupati, ovvero chi non ha uno stipendio sufficiente a sbarcare il lunario. Moltiplicando per quattro anche in questo caso, fa 28 milioni di persone: metà della popolazione. Una situazione per cui con ansia, ogni giorno, mi chiedo cosa aggiungere all’Agenda della crescita”. “Sono convinto da tempo – ha spiegato il ministro – che una società sia molto di più della sua economia. La crescita però ora serve, tanto sostenuta da essere sufficiente a rispondere alla domanda di lavoro. Una crescita anche sostenibile, cioé non drogata da debito. Il Pil – ha aggiunto a proposito – non tiene conto di come si crea la crescita. Se però il debito pubblico o quello privato sono eccessivi, poi i nodi vengono al pettine”. Niente deroghe quindi ad esempio al Patto di stabilità. “Verissimo che fa rabbia avere tanti soldi e non poterli spendere – ha spiegato – ma non possiamo perdere credibilità nella disciplina dei conti pubblici”. Punto fermo quindi non sforare più. Tema caldo del suo ministero anche le infrastrutture e a dimostrarlo qualche decina di manifestanti con bandiere ‘No Tav e Kein Bbt (No tunnel di base del Brennero) si sono riuniti a poca distanza dall’incontro trentino. “Utilissima e necessaria – ha ribadito – l’alta velocità ferroviaria Torino-Lione e parte di un progetto che non appartiene solo all’Italia. Chiaramente una delle opere strategiche quella del Brennero”.

di Claudia Tomatis

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