Passera: “La riforma del lavoro ”e’ una buona riforma e sono sicuro che arrivera’ in fondo”

E’ il momento più difficile della crisi, tuttavia la soluzione non arriverà da una “ideona” o con una bacchetta magica, ma con il lavoro costante sull’agenda della crescita, che è fatta di tanti piccoli pezzi. Il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, intervistato da Lucia Annunziata nel corso della trasmissione ‘In mezz’orà spegne le illusioni di chi spera che il governo debba ancora tirare fuori il coniglio dal cilindro per avviare la fase della crescita, ma fa il punto sui tanti temi che affollano la sua scrivania, dal credito alle imprese alle infrastrutture, dalla benzina alla Rai (“il cui funzionamento è largamente migliorabile”, dice) e si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa su come la crisi del debito viene gestita a livello europeo. La riforma del lavoro ”e’ una buona riforma e come ogni cosa puo’ essere ulteriormente migliorata, ma sono sicuro che arrivera’ in fondo”, ha dichiarato il ministro. Sulla crisi ha aggiunto che”creare l’aspettativa per un’ideona” che faccia ripartire la crescita “é fuorviante”, avverte subito il ministro, secondo il quale se l’Italia “non cresce da più di 10 anni in maniera adeguata forse è perché cerchiamo l’ideona e la scorciatoia”. La forza su cui continuare a puntare è invece quella di “aver messo in un piano unico l’agenda per la crescita, tutti i pezzi”, ed è anche “avere tante idee tutte in fila che toccano tutti gli aspetti del funzionamento di questo Paese”. Da qui gli accenni alle cose fatte, in primis lo sblocco di oltre 20 miliardi per le infrastrutture, ma anche le liberalizzazioni e le semplificazioni, e l’impegno per quelle da fare, a partire benzina (l’aumento dell’accisa, promette, rientrerà “appena possibile”) e dalla necessità di dare più ossigeno alle imprese. Nell’incontro che ha in programma giovedì con il Mef e l’Abi, Passera si augura infatti “di avere conferma che ci sia la disponibilità, da parte delle banche, di mettere parecchie decine di miliardi” per risolvere il problema dell’indebitamento forzoso delle imprese per i mancati pagamenti dal pubblico e dal privato, “un’enormità che ammonta a circa 100 miliardi”. Nell’occasione il ministro ha anche rivendicato il suo passato da banchiere, dicendosi “orgoglioso”, anche perché “le banche italiane, durante la crisi, non hanno mai chiesto soldi al pubblico, non hanno mai fermato il credito”. E non dovranno farlo nemmeno adesso, perché “dobbiamo fare in modo che la maggior parte possibile di liquidità arrivi a imprese e famiglie”. E proprio a proposito di liquidità, il ministro ha lodato la Bce e il presidente Mario Draghi per le operazioni effettuate, ma ha puntato il dito contro la Bundesbank, che rappresenta “l’ostacolo” affinché l’Europa “garantisca per se stessa e dimostri di avere il coraggio e le risorse per autosostenersi anche nelle zone in difficoltà”.

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