Crisi: Aumentano i fallimenti delle aziende

Ogni giorno lo scorso anno, domeniche e Natale compresi, 31 aziende, soprattutto di piccole dimensioni, hanno portato i libri in tribunale per dichiarare fallimento. Nella sola Lombardia hanno chiuso 2.613 imprese, mentre alla fine della classifica regionale di un’ecatombe che ha fatto 11.615 vittime e lasciato a casa almeno 50mila persone, si pone la Valle d’Aosta con 9 aziende che hanno chiuso i battenti. A stilare l’elenco e a lanciare l’allarme fallimenti, la Cgia di Mestre che parla di un dato mai toccato in questi ultimi 4 anni di crisi. Un dramma, dice la Cgia, vissuto da datori di lavoro e dipendenti. Per Giuseppe Bortolussi, segretario dell’associazione artigiana, tre i ‘virus’ letali per una realta’ che continua ”a rimanere il motore occupazionale ed economico del Paese”: la stretta creditizia, i ritardi nei pagamenti e il forte calo della domanda interna. Sul piano percentuale, secondo una recente stima sempre della Cgia, quasi un fallimento su tre e’ stato causato proprio dai ritardi nei pagamenti (3.600 aziende). Le cronache di questi mesi indicano che il fallimento di un imprenditore non e’ solo economico: ”spesso – ricorda la Cgia – viene vissuto da queste persone come un fallimento personale che, in casi estremi, ha portato decine e decine di piccoli imprenditori a togliersi la vita”. Ma la disperazione, come il caso del muratore marocchino a Verona che ha cercato di darsi fuoco, non guarda al ruolo nell’impresa. ”La sequenza di suicidi e di tentativi di suicidio avvenuta tra i piccoli imprenditori in questi ultimi mesi – evidenzia Bortolussi – sembra non sia destinata a fermarsi. Solo in questa settimana, due artigiani, a Bologna e a Novara, hanno tentato di farla finita per ragioni economiche. Bisogna intervenire subito e dare una risposta emergenziale a questa situazione che rischia di esplodere. Per questo invitiamo il Governo ad istituire un fondo di solidarieta’ che corra in aiuto a chi si trova a corto di liquidita”’. E da Cortina, arriva un nuovo grido d’allarme sul mondo delle imprese. Questa volta sono i Giovani di Confindustria a lamentare le crescenti difficolta’ ad avviare un’attivita’, con la sensazione sempre piu’ forte di essere abbandonati dal Paese. Per il 68% degli imprenditori, infatti, non c’e’ nessun aiuto alla nascita di start-up, con 6 su 10 secondo i quali la crisi ha ulteriormente peggiorato l’adozione di strategie a favore delle aziende in avvio di attivita’.

di Roberto Nardi

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