Lavoro: prosegue il confronto

E’ cominciato nella sala degli Arazzi di palazzo Chigi il tavolo informale fra governo e parti sociali. A presiederlo, a quanto si apprende, il premier Mario Monti. L’incontro è da più parti considerato “decisivo” per l’esito della trattativa sulla riforma del mercato del lavoro. Per il governo sono presenti anche i ministri Elsa Fornero, Corrado Passera e Vittorio Grilli. Per i sindacati i segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, mentre le imprese sono rappresentate da Emma Marcegaglia e Marco Venturi. Prima un difficile confronto tra sindacati alla ricerca di una base comune. Poi un vertice notturno tra il ministro del lavoro, Elsa Fornero e i vertici dei sindacati. Aumenta il ritmo del confronto per la messa a punto della riforma del mercato del Lavoro. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fa sentire il proprio pressing e si cerca così una stretta in vista del tavolo di Palazzo Chigi al quale il premier Monti ha invitato le parti sociali.. Sono ore decisive. E la giornata cominciata presto si chiude con l’incontro nel corso del quale la Fornero incontra, senza testimoni, i “numeri uno” della Cgil, Susanna Camusso, della Cisl, Raffaele Bonanni, della Uil, Luigi Angeletti e dell’Ugl, Giovanni Centrella. Il confronto dura oltre tre ore. Sarebbe servito ad una messa a punto del confronto sulla riforma del mercato del lavoro approfondendo in particolare il tema degli ammortizzatori sociali e quello dell’ordinamento dei contratti. Mentre non sarebbe stato approfondito il tema della flessibilità in uscita con il nodo dell’articolo 18. L’incontro è stato però interlocutorio, e secondo alcune fonti sindacali non ci sarebbe stato alcun avanzamento significativo. Tanto che potrebbe esserci una nuova riunione con il governo prima del tavolo di Palazzo Chigi convocato per il pomeriggio. L’obiettivo è quello di chiudere presto, ma anche con un accordo condiviso. L’indicazione più forte arriva proprio dal presidente della Repubblica che esorta le stesse parti sociali perché “mostrino di intendere che è il momento di far prevalere l’interesse generale su qualsiasi interesse e calcolo particolare”. Sarebbe “grave – dice – la mancanza di un accordo”. Napolitano incontra anche il premier Monti e il ministro del lavoro prima che questa avvii l’ultimo confronto notturno con i leader sindacati. La volontà di una riforma condivisa è chiara anche dalle parole del ministro Fornero: “Un’intesa con le parti sociali ha un valore aggiunto rispetto a una riforma senza il loro consenso”, ha detto ad inizio giornata, quando i sindacati erano al lavoro nel tentativo di trovare una posizione comune. Già perché la ridda di incontri è iniziata proprio in mattinata quando Camusso, Bonanni e Angeletti si sono incontrati nella sede della Cgil. La riunione, durata poco più di un’ora, é terminata senza che ci fosse ancora una soluzione condivisa sull’articolo 18. Il nodo più spinoso. Ma nel corso della giornata si è continuato a lavorare e a discutere: i contatti sono stati continui. Tanto che in serata, prima del nuovo incontro con Fornero, Bonanni ha detto: “abbiamo affinato proposte” che “metteremo in campo” e, ha assicurato, ci sono “più accordi che disaccordi” tra i sindacati. Per quanto riguarda in particolare l’articolo 18, anche se i sindacati preferiscono puntare l’attenzione sull’intera partita – contratti e ammortizzatori sociali compresi -, a dividere è l’intenzione di toccare i licenziamenti disciplinari, anche prevedendo la possibilità che sia il giudice a decidere tra reintegro o indennizzo. Bonanni propone che, in questo caso, si alzi “l’asticella” dell’indennizzo e si specifichino le causali nel contratto di lavoro. Una soluzione “ragionevole” che potrebbe “fermare” il governo, comunque intenzionato ad intervenire sulla materia, sostiene. Ma la Cgil non la ritiene accettabile e ribadisce di essere disposta al massimo a mediare sulla possibilità che nei soli licenziamenti economici si lasci al giudice il potere discrezionale. La Uil, disponibile a intervenire sui licenziamenti economici, ha detto che i licenziamenti disciplinari non si toccano, mentre ha sempre sostenuto la necessità di specificare le causali. Nella frenetica giornata di oggi si è riunito anche il comitato centrale della Fiom, sempre nella sede della Cgil, che ha approvato all’unanimità il documento del numero uno Maurizio Landini, proclamando “almeno due ore” di sciopero da domani a difesa dell’articolo 18 e chiesto che “qualsiasi accordo” venga raggiunto sulla riforma sia sottoposto al referendum. Domani pomeriggio tutte le parti si ritroveranno intorno allo stesso tavolo per “tirare le somme”, come affermato dal governo stesso nella convocazione. Si dovrà chiudere entro la settimana. Mercoledì tutte le organizzazioni sindacali porteranno, poi, ai propri direttivi l’esito dell’incontro per valutarne la chiusura. “Siamo all’ultimo miglio, sono sicuro che un accordo è alla nostra portata”, dice il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera.

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